domenica, Febbraio 8, 2026

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Napoli, il nostro dramma e l’ingiustizia del sistema

La passione per il Napoli è un sentimento che pulsa forte nel cuore di ogni tifoso. Ogni volta che i nostri ragazzi scendono in campo, scorriamo l’adrenalina per tutte le emozioni che ci regalano, ma oggi ci sentiamo in dovere di sollevare una voce che rimbomba come un canto di battaglia: è il momento di dire basta all’ingiustizia che grava sulle spalle del nostro club.

Negli ultimi giorni, il focus si è concentrato su Alessandro Buongiorno, il giovane centrale del Torino, che ha ricevuto un numero eccessivo di critiche per gli errori commessi. Certo, ogni calciatore deve affrontare il giusto scrutinio per le performance in campo, ma ciò che stiamo vedendo è semplicemente un sintomo della disparità di trattamento che caratterizza il calcio italiano. Mentre alcuni giocatori di squadre ‘importanti’ possono sfuggire alle dure reprimende, ai nostri ragazzi viene dato un peso specifico più elevato. Perché, se non lo capiamo, questo non è solo calcio: è anche cultura, è fango e gloria.

Analizzando la vicenda attraverso gli occhi di un tifoso, ci rendiamo conto di un oggettivo disparità. Perché se Buongiorno è stato linciato mediaticamente, i calciatori di club nordici come Juventus o Inter spesso ricevono al massimo un richiamo, un ammonimento, prima di tornare a essere venerati. Mi piace pensare che il tifo per il Napoli rappresenti un’arte di resistenza contro un sistema che, troppo spesso, appare predisposto a favorire le ‘big’. Le ingiustizie nei confronti del nostro club sembrano crescere come rifiuti in un campo abbandonato, eppure la nostra fede rimane incrollabile.

Guardando alla recente omologazione del campionato e alle disparità nei diversi trattamenti mediali, ci si chiede: perché al Napoli viene costantemente negato il meritato rispetto? Mentre crediamo fermamente che l’operato di ogni singolo atleta debba essere valutato con equità, la verità è che siamo stufi di una narrazione che appare, sempre più, come una stigmatizzazione.

E qui entra in gioco il panorama calcistico nazionale, con uomini come Marotta e i dirigenti delle squadre del Nord che, scusate se è poco, si prodigano a difendere i propri tesserati con un fervore e una determinazione che sembrano mancare quando il soggetto della controversia è un atleta del Napoli. Questo non è solo un fatto isolato, ma una diffusione dell’atteggiamento che, consapevolmente o meno, continua a margineggiare il nostro club. Un atteggiamento che stabilisce una gerarchia che non possiamo più accettare.

Questo non è solo una questione di punti in classifica. È una battaglia per la dignità, un atto di ribellione contro la cacofonia che si diffonde in molti stadi del Nord, dove il nostro tifo è spesso ridotto a un semplice sfottò, quasi fosse il cerchio della vita del calcio stesso. Chiediamo di vedere Buongiorno e i suoi simili, uomini che lottano col nostro simbolo sul petto, essere valutati con la stessa giustizia.

Il nostro amore per il Napoli va oltre il confine della vittoria e della sconfitta. È un amore che si oppone a un sistema che cerca di schiacciare le nostre ambizioni e i nostri sogni. Non possiamo e non dobbiamo lasciare che questo avvenga. Dobbiamo diventare il collettore delle nostre voci, la nostra resistenza e il nostro baluardo contro coloro che, con astuzia e intenzione, cercano di minorarci.

Siamo tutti parte di una grande famiglia, una comunità di donne e uomini che vogliono solo vedere i propri colori, il blu del cielo e il bianco delle nuvole, rispettati e amati come meriterebbero. Il Napoli contro il sistema: è questo il nostro motto, il nostro inno di guerra, il nostro dolce e amaro destino. Discutiamone, tifosi. Il nostro amore è più forte delle ingiustizie e finirà per emergere in tutta la sua potenza.

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