Napoli contro il Sistema: La Curva e la Lotta per la Giustizia
Il caldo abbraccio della passione napoletana si fa sempre più fervente, e in questi giorni di notizie rimbombanti e polemiche incessanti, la domanda è: perché il Napoli deve sempre fare i conti con un sistema che sembra non dargli tregua? Nella scia del recente episodio avvenuto a Cremona, in cui un petardo è stato lanciato dalla curva interista all’indirizzo di Audero, il contrasto tra le diverse trattative riservate agli errori delle curve nordiche e la severità nei confronti di Napoli emerge con forza.
Il fatto è emblematico. Mentre il gesto deplorevole di una curva è stato, come consuetudine, ridimensionato e in qualche modo giustificato da chi si trova nelle stanze dei bottoni, il Napoli e i suoi tifosi continuano a essere messi sotto accusa per ogni piccolo errore che possa accadere al Maradona. Questa disparità non è solo accentuata da opinioni di esperti e dirigenti, come Mario Fabbroni, ma diventa un vero e proprio mantra per i napoletani: “Siamo sempre i cattivi”.
A Napoli, il tifoso vive un costante stato di vigilanza. Ogni critica, ogni ingiustizia sembra pesare di più. Quando si parla della curva avversaria, sfociano parole di comprensione e giustificazioni; ma quando si guarda il mondo della tifoseria partenopea, la prospettiva cambia, diventando quasi maniacalmente severa. I tifosi del Napoli sentono questa ingiustizia e la vivono come un affronto, un modo per mantenere alto il muro che divide il sud dal resto dell’Italia calcistica.
Non è un mistero che il campionato di Serie A, da sempre dominato da club come Juventus e Inter, porti con sé una narrazione che tende a sottovalutare la forza e il potenziale del Napoli. Le dichiarazioni di dirigenti come Marotta, che si arrogano il diritto di giudicare le scelte e le azioni del Napoli, spesso passano inosservate, se non per attizzare ulteriormente la già accesa rivalità. Nella lettura di molti, queste parole non rappresentano solo opinioni, ma un tentativo deliberato di mantenere il Napoli ai margini di qualsiasi lotta per il titolo.
La questione è più profonda e ciò che si percepisce è una sorta di boicottaggio di fatto. È come se il Napoli dovesse sempre dimostrare di meritare il rispetto e la considerazione che, invece, vengono automaticamente riservati ad altre realtà del calcio italiano. La media è impietosa nel raccontare le gesta di uno scudetto che potrebbe tornare nella nostra città, ma le sole ingiustizie che girano sono quelle che puniscono un’intera cultura, un’intera passione.
Il popolo napoletano, a questo punto, si ribella. In curva si sente il palpito dell’ingiustizia subita. Si grida, si cantano cori, e in ogni sfogo c’è un richiamo a una giustizia che sembra sempre sfuggire. “Perché noi dobbiamo sempre essere quelli sbagliati?”, è un interrogativo che risuona nei cuori di ogni tifoso. E allora, il cammino diventa non solo sportivo, ma un vero e proprio atto di rivendicazione.
È in questo contesto che il Napoli deve combattere, non solo sul campo, ma anche fuori. Ogni partita diventa una battaglia contro un sistema che, a quanto pare, non ha mai concepito il club partenopeo come parte integrante della lotta per il vertice. La lotta è a tavolino e nelle menti di chi ci osserva. Gli strateghi della comunicazione e i dirigenti dei grandi club tendono a tratteggiare un mondo in cui la Cumana rimane relegata a un secondo piano, mentre forniscono a se stessi e ai loro club il palcoscenico della giustificazione.
In chiusura, è fondamentale ricordare che la lotta del Napoli non è solo una questione di punti in classifica, ma una battaglia per il rispetto e la dignità che ogni tifoso merita. Dunque, cari lettori, non possiamo e non dobbiamo lasciarci sopraffare: la nostra voce deve risuonare forte e chiara, proprio come l’amore che nutriamo per la nostra squadra. La polemica è accesa e il dibattito è aperto: è giunto il momento di chiedere un cambio di prospettiva e di ripristinare l’equità nel calcio italiano. Insieme, siamo Napoli.
