Napoli: L’emergenza è solo per noi? La disparità dei media e il “sentimento” partenopeo
La passione dei tifosi del Napoli si erge sopra ogni polemica. Da sempre, il tifo azzurro ha la capacità di sentire sulle proprie spalle un peso che sembra non avere fine: il continuo scompenso mediatico e le disparità clamorose tra Nord e Sud. Nella marcia verso un campionato che promette di essere avvincente, la narrazione sembra non prestare attenzione a un fatto lampante: quando si parla di emergenze infortuni, i riflettori si accendono quasi esclusivamente su coloro che vestono la maglia delle squadre del Nord.
Negli ultimi giorni, la situazione in casa Napoli è stata descritta come “emergenziale”, un termine che in passato è stato adoperato per definire le sfide attese per il mister Spalletti. Ma è davvero solo il Napoli a far fronte a un momento di difficoltà? La Roma di Gian Piero Gasperini, per esempio, si trova con sette giocatori ai box. Eppure, chissà perché, dell’emergenza giallorossa non si parla. La narrazione sembra quasi voler privilegiare le storie che piacciono ai potenti, mentre la buriana partenopea viene esagerata.
I tifosi del Napoli avvertono il sapore di questa disparità, e il dibattito infuria. Se un allenatore come Gasperini evidenzia il numero considerevole di infortuni nella sua squadra, mai viene messa in discussione la competitività di un club che ha storicamente goduto di favoritismi e spiccate dirigenze. Marotta e il suo operato alla Juventus continuano a influenzare il discorso calcistico, parlando dell’infortunistica altrui come un capitolo marginale. Ma è ora di chiedersi: perché il Napoli non ha lo stesso riguardo?
Sono anni che i tifosi azzurri si sentono in balia di un sistema che guarda con occhi diversi le squadre degli altri. La diversità di trattamenti si fa evidente non solo nei titoli, ma anche nei commenti e nelle analisi post-partita. La narrativa del Napoli sembra piegarsi sotto il peso di preconcetti non sempre giustificabili. Ogni commento, ogni analisi, ogni intervista a caldo, tutto assume spesso un tono più critico e distaccato, quasi di disprezzo.
E mentre ci si preoccupa se il Napoli riuscirà a far fronte alle assenze, il sentore di un sistema che penalizza il Sud si fa sempre più forte. I tifosi azzurri vanno avanti, portando con sé la loro identità, la loro cultura, e la loro passione. Affrontano ogni partita con la speranza che le cose possano cambiare, ma non possono fare a meno di sentirsi traditi da un mondo che sembra lontano dai loro valori.
La sfida alla Juventus, all’Inter e a chi col potere estende la sua ombra su di noi non è solo una battaglia sportiva, ma un vero e proprio manifesto. La cultura partenopea, ricca di storia e passione, viene continuamente messa alla prova. Ogni esultanza sul campo è un grido di resistenza: “siamo qui, siamo Napoli e non intendiamo arrenderci!”
Eppure, il messaggio che i tifosi del Napoli provano a inviare è chiaro e forte: non siamo soli, e non ci fermeremo. L’emergenza non è solo un problema di infortuni, ma una questione più profonda di rispetto e riconoscimento. La nostra città è fiera, con una storia da raccontare e una passione che brucia e che nessun sistema potrà mai soffocare.
In un clima di divisioni e di favoritismi, i tifosi del Napoli continuano a credere nei loro colori e nelle loro origini, sfidando un sistema che sembra ignorarli. La domanda, però, resta: quando il calcio italiano riconoscerà finalmente il potere del tifo partenopeo? Quando abbandoneremo questa idea che ci vuole sempre in difficoltà, mentre altri continuano a farla franca?
Questa è una riflessione aperta e un invito al dibattito. È arrivato il momento di alzare la voce, di far sentire il battito di un tifo che non si arrende, di un Napoli che si rialza sempre più forte. Perché alla fine, è solo grazie a noi che il calcio può unirci, nonostante tutto. Basta con le emergenze selettive: siamo il Napoli e spetterà a noi dimostrare il nostro valore — dentro e fuori dal campo.
