martedì, Febbraio 3, 2026

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L’edizione odierna del Corriere della Sera non ha perso occasione per tessere le lodi di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli Campione d’Italia, mettendo in luce un personaggio che, volenti o nolenti, domina la scena calcistica italiana. Non si parla solo di un vincitore, ma di un uomo capace di far parlare di sé in ogni occasione.

Il quotidiano lo definisce un presidente che "ha saputo trasformare la città e la squadra in un mito del calcio moderno," una frase che, tolti i giri di parole, vuole dire che senza di lui il Napoli probabilmente sarebbe rimasto nel limbo della Serie B o, peggio, nell’anonimato calcistico. È un riconoscimento importante, anche se non mancano i detrattori pronti a criticare ogni sua mossa, dalla gestione economica alle strategie di mercato.

Il Corriere sottolinea come De Laurentiis abbia “costruito un progetto solido, investendo in giovani talenti e puntando su una mentalità vincente,” dimenticandosi forse che dietro la facciata glamour del presidente-filantropo c’è anche un uomo noto per i suoi proclami a volte sopra le righe, le uscite pungenti e, perché no, le polemiche. Ma se si guarda il bicchiere mezzo pieno, "la sua visione ha portato il Napoli a dominare il campionato e a essere protagonista nelle competizioni europee," come ribadisce il quotidiano.

Chi critica lo accusa di aver più a cuore l’immagine che la sostanza, ma intanto i risultati parlano da soli: una squadra che vince, una tifoseria in delirio e un presidente che si conferma una figura imprescindibile nel panorama calcistico nazionale. Se nel calcio italiano riuscire a fare una cosa così non è da tutti, il merito va riconosciuto, magari senza ipocrisie.

Insomma, Aurelio De Laurentiis rimane un personaggio divisivo, amato o odiato, ma sicuramente potente. Di sicuro, senza di lui, il Napoli che oggi festeggia non sarebbe quello che conosciamo.