Non guardare indietro con rabbia, Napoli! La spinosa questione tra Aurelio e Corrado e il sogno più grande

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In occasione dei 20 anni di presidenza di De Laurentiis, torna di moda tra i tifosi il confronto con l’ex patron Corrado Ferlaino. Nei giorni scorsi i tifosi del Napoli hanno festeggiato il primo ventennio di presidenza di Aurelio De Laurentiis. Il presidente oscilla tra il culto verso il monarca assoluto e l’odio cieco di chi lo vede come un parvenu diventato patron per salvare le sue aziende cinematografiche in declino. Il ventennio Aureliano rappresenta il periodo più stabile a livelli di risultati nella storia della SSC Napoli, ma bisogna ricordare come dicevano gli Oasis “Don’t Look Back In Anger”, non guardar al passato con rabbia. Oltre i 10 anni di declino inarrestabili che vanno dal 1994 al 2004, devono essere considerati come parte fondamentale della storia calcistica di questa città.

### I numeri dell’era De Laurentiis

I numeri privilegiano i campioni dell’era De Laurentiis, da Higuain a Cavani, passando per Mertens, Hamsik o Osimhen, ma ciò non deve essere un parametro attendibile. È un gioco con un effetto illusorio: una caverna platonica. Le vittorie, i goal e i calciatori vanno contestualizzati all’epoca, agli avversari e pesati nella storia del calcio. Con tutto il rispetto per l’era De Laurentiis, si ritiene che pochi calciatori potrebbero rientrare in una top 11 all-time della storia del Napoli. Questa città ha visto prime scelte del calcio mondiale quali Maradona, Careca, Krol, Sivori, Altafini, Zoff, Alemao, Savoldi, Clerici ecc. A questi vanno aggiunti i gioielli nostrani del settore giovanile come Juliano, Ferrara o Cannavaro. L’apogeo azzurro, toccato a Stoccarda nel 1989, quando il Napoli era probabilmente insieme al Milan di Berlusconi la squadra più forte d’Europa, resta ancora ineguagliato.

### La controversa figura di Corrado Ferlaino

Questa damnatio memoriae del presidente Corrado Ferlaino, che avrebbe solo sfruttato il biglietto dell’Enalotto (Maradona) regalatogli da una certa politica di potere, oltre i suoi meriti, ha francamente stufato. Del resto, il grande Raffaele La Capria lo aveva capito: a Napoli c’è un buco culturale e sociale che esiste dalla mancata rivoluzione del 1799. Non stupisce quindi che uno come De Laurentiis oscilli tra l’adorazione assoluta del monarca Borbonico e i “lazzaroni” popolani che gli chiedono di cacciare i soldi e lo vedono come un arricchito, un parvenu appunto.

La verità sta nel mezzo, manca una patrimonializzazione che i prossimi anni devono necessariamente portare (stadio rinnovato e centro sportivo) e il consolidamento di un progetto tecnico che crei un ciclo e non uno scudetto episodico. La speranza è che l’era Conte lo sia, magari anche con una Coppa Campioni, oggi Champions League, che permetterebbe realmente di eguagliare quella magica stagione 1988-89. Il finale di questo articolo è un po’ alla Spielberg, ma chissà che alla Filmauro non riesca di produrre il suo film che vale una vita: il sogno più bello, passare da casa di produzione a grande Major nel calcio internazionale. È stato già fatto tanto, ma sognare non costa nulla. E la Champions è un sogno.

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