Raspadori insegue più spazio, ma l’affollato attacco dell’Atletico potrebbe rivelarsi un azzardo critico per la sua carriera

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Raspadori nel mirino dell’Atletico: Un talento azzurro in cerca di spazio, ma a che prezzo?

Giacomo Raspadori è finito sotto i riflettori dell’Atletico Madrid, etichettato come il profilo ideale per rimpiazzare Angel Correa, l’argentino che dopo undici stagioni ha deciso di salpare per il Tigres in Messico. “Vuole giocare di più”, si dice, e non c’è da stupirsi: al Napoli, tra gli alti di Spalletti e i bassi con Conte, il giovane attaccante ha sempre faticato a trovare continuità, pur segnando gol decisivi. Ma quest’affermazione, “vuole giocare di più”, suona come una critica velata al nostro club: se un talento del suo calibro non brilla a Napoli, è forse ora di chiederci se il problema è la squadra o le scelte tattiche?

L’Atletico ha già bussato alla porta con 20 milioni, respinti seccamente, e un rilancio a 30 più bonus potrebbe sbloccare tutto, proprio mentre l’Atalanta guarda da lontano. Eppure, per i tifosi del Napoli, perdere Raspadori sarebbe come svendere un erede di quei centravanti puri che una volta facevano la differenza, tipo Higuain ai suoi tempi: un talento italiano che in azzurro ha il potenziale per esplodere, non per essere spedito in Spagna.

La vera domanda è: all’Atletico, con Simeone e il suo solido 4-4-2, Raspadori troverebbe davvero più spazio? Con Sorloth e Alvarez come titolari, e un Griezmann da centellinare, il francese a 34 anni rimane una garanzia, ma Raspadori rischierebbe di affogare in una concorrenza feroce, tra Almada e Baena arrivati quest’estate. Ironico, no? Passare da Napoli, dove è riserva, a un attacco blindato potrebbe essere un passo laterale, non un upgrade.

Insomma, i tifosi partenopei devono riflettere: è meglio tenerlo e costringerlo a combattere per il posto, come facevamo con giocatori simbolo del passato, o cederlo per cash? Con il Napoli che cerca rinascite dopo stagioni altalenanti, mandare via un nazionale italiano suona quasi traditore, ma se l’ambizione di Raspadori è giocare, che almeno non finisca su una panchina deluxe. D’altronde, nel calcio moderno, la fame di minuti è sacra – purché non ci pentiamo amaramente.