mercoledì, Gennaio 14, 2026

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Che guaio per il Cagliari, sempre a lagnarsi per un tocco di mano! #ForzaNapoli #SerieA #CalcioPassionale

Ah, che scena tipica del nostro pallone, amici miei! Il Cagliari, con quel capitano Pisacane che non si trattiene mai, sta protestando a gran voce per un tocco di braccio di Samuele Ricci dentro l’area. È successo proprio dopo un tentativo di rovesciata da parte di Kilicsoy, un’azione che ha fatto saltare i nervi ai sardi. Ma come un vero tifoso del Napoli, io dico: “Ma vabbè, è il gioco, no? Quante volte ci è capitato a noi, con gli arbitri che sembrano avere gli occhi bendati!”

Pensa un po’, noi partenopei ne sappiamo qualcosa di queste ingiustizie sul campo. Quante partite abbiamo visto volare via per un fischio dubbio o un contatto che pareva una carezza? Qui, il Cagliari recrimina come se fosse la fine del mondo, ma io mi chiedo: è davvero così grave? Ricci che allunga il braccio in area, magari involontario, dopo quella rovesciata acrobatica di Kilicsoy – beh, è roba che accade in un battito di ciglia. Eppure, i rossoblù si arrabbiano come se avessero perso lo Scudetto per questo. Da napoletano doc, con quel fuoco nel cuore che ci contraddistingue, ti dico che è solo un’altra scusa per non ammettere che il calcio è fatto di fortune e sfortune. Noi, al San Paolo (o Diego Armando Maradona, come si chiama ora), abbiamo affrontato di tutto: errori arbitrali che ci hanno fatto urlare per giorni, ma poi ci rialziamo, con passione e orgoglio, perché il Napoli è più di una squadra, è una fede!

Insomma, questa storia del Cagliari che si lamenta mi fa quasi sorridere, con quel tocco di ironia partenopea che non guasta. Magari stanno solo cercando di accendere il dibattito, come sempre capita in Serie A. Ma per noi tifosi del Napoli, l’importante è tenere gli occhi sul nostro cammino: ogni partita è una battaglia, e un contatto in area non cambia il fatto che il vero spirito del gioco sta nella grinta e nel cuore. Forza Azzurri, sempre! E chissà, forse questa polemica servirà a ricordare a tutti che nel calcio, come nella vita, non si può vincere sempre con le proteste. Avanti così, con la testa alta e quella passione che ci rende unici.

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