Napoli e il Gioco del Potere: Un Fattore da Non Sottovalutare
L’emozione che si anima nei cuori dei tifosi del Napoli è palpabile: ogni partita, ogni fischio arbitrale, ogni decisione sembra pesare di più, come se il club partenopeo dovesse dimostrare ogni volta di meritare un posto d’onore nel firmamento del calcio italiano e internazionale. L’ultimo episodio che ha scosso gli animi è il post di Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, riguardo alla direzione arbitrale di Guida in Juventus-Lazio. Ma cosa si cela dietro questo ennesimo attacco alle nostre sacrosante rivendicazioni?
Dopo anni di lotte, successi e sacrifici, la sensazione è che il Napoli continui a essere trattato con una certa sufficienza, un’ombra sul campo che sembra non voler mai sparire. E i tifosi sono stanchi di questa disparità, di essere sempre percepiti come “il club di provincia” in una battaglia che dovrebbe essere paritaria. Le parole di Ravezzani suonano come una provocazione: chi è lui per dire come si deve arbitrare? È davvero obiettivo quando parla di certi episodi? O forse il suo è il frutto di un sistema che, a lungo andare, tende a favorire le grandi del Nord?
Da sempre, la narrativa calcistica italiana è dominata da una visione centralista. Quando si parla di Juventus, Inter e Milan, il discorso sembra avere un andamento privilegiato, mentre il Napoli si ritrova a dover urlare per farsi sentire. Non è solo una questione di media, ma una problematica più profonda e radicata nel tessuto del nostro calcio. I tifosi del Napoli percepiscono questa disuguaglianza, avvertendo il peso di una pressione costante, che amplifica ogni errore arbitrale, ogni scelta tecnica avversa.
La direzione di Guida, già al centro di discussioni infuocate, viene analizzata con occhio critico. Ogni decisione, ogni fischio, viene misurato con il rigore della lente d’ingrandimento, ed è qui che emerge la frustrazione dei tifosi: ci sono due pesi e due misure. Un fallo su un giocatore del Napoli può essere amplificato e sanzionato, mentre un’entrata killer da parte di un calciatore di un club del Nord passa sotto silenzio. È questa la giustizia sportiva di cui parliamo? O è solo un’illusione che serve a mantenere in vita un sistema sbagliato?
E non dimentichiamo le figure di spicco, come Marotta, il quale sembra avere un potere che va ben oltre le sue responsabilità. Il suo modo di condurre il gioco mediatico e le sue dichiarazioni pubbliche spesso appaiono come veri e propri canali di influenza nei confronti degli arbitri. I tifosi del Napoli chiedono coerenza e equità in un sistema che, ad oggi, sembra piegarsi alle dinamiche delle squadre del Nord, tradendo così i principi fondanti dello sport.
Questa situazione di disparità non è solo una questione tecnica, ma un affronto ai valori sportivi che promuovono il fair play e la competizione leale. I napoletani sono stanchi di combattere contro un sistema che appare truccato: vogliono la possibilità di battagliare alla pari. È giunto il momento di chiedere, con fermezza e passione, un cambiamento. La nostra voce deve essere forte e chiara, perché solo così possiamo riappropriarci del nostro ruolo nel calcio italiano.
La chiusura di questo dibattito è aperta. Cosa ne pensano realmente i tifosi? La disparità esiste, o è solo una mera percezione? È tempo di unire le forze e difendere i colori azzurri, lottando non solo per il nostro Napoli ma anche per un calcio più giusto. Il sentimento di “Napoli contro il sistema” non deve scemare; deve crescere e trasformarsi in un movimento che chieda equità, rispetto e dignità. Perché noi, napoletani, meritiamo molto di più di quanto questo sistema ci sta dando.
La partita, cari tifosi, è soltanto all’inizio.
