Andrea Russotto, ex azzurro che ha lasciato il segno nella memoria dei tifosi, ha parlato di alcuni momenti che hanno caratterizzato la sua carriera. Ma ora, con il suo calcio in Eccellenza, ci si chiede: cosa rimane di quell’epoca?
“Giocare per il Napoli è stato un sogno che ho realizzato. Ricordo il calore dei tifosi, non c’è niente di paragonabile”, ha dichiarato. Ecco, proprio qui sta il punto: il calore dei tifosi, l’amore incondizionato che circonda la squadra. Ma possiamo dire lo stesso oggi? I livelli di attaccamento e passione nei confronti di chi indossa la maglia azzurra sono ancora intatti?
Ci si chiede, infatti, se valga ancora la pena di soffrire per i ragazzi in campo quando le prestazioni non sempre rispondono alle aspettative. Quanto peso hanno le scelte fatte dalla dirigenza? Perché certi giocatori sembrano non onorare la tradizione di chi li ha preceduti? E quando i risultati latitano, ci permettiamo di alzare la voce. Ma attenzione: critiche intelligenti sono diverse dall’essere tifosi “ciechi”.
Russotto ha toccato anche la nostalgia di San Paolo, non solo un campo, ma un vero e proprio tempio. “Giocarlo è stata un’emozione indescrivibile”, ha detto. Ma oggi, quel tempio che è diventato lo stadio Diego Armando Maradona riesce a portare le stesse emozioni? Quel legame magico tra squadra e città è sempre vivo, o abbiamo paura di perderlo?
Le polemiche fioccano: giocatori che non rendono, allenatori sotto torchio e un ambiente che, a volte, fatica a tenere alta la voce. I tifosi avvertono le ingiustizie, percepiscono quando la passione scompare. Ma le responsabilità sono collettive. Chiediamoci se ci stiamo abituando a un calcio mediocre, o se vogliamo ancora sognare in grande.
La domanda resta aperta: siamo pronti a difendere i nostri colori fino in fondo, o ci accontentiamo di una mediocrità che non ci appartiene? Facciamo sentire la nostra voce. Discute, polemizza e, soprattutto, non smettere mai di amare il Napoli.
