mercoledì, Febbraio 11, 2026

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Nel cuore pulsante di Napoli, la passione per il calcio è un sentimento che trascende l’ordinario, un legame viscerale che si fa notare in ogni angolo della città. Eppure, ci sembra che l’onda di entusiasmo che ha investito i nostri azzurri, soprattutto dopo una prestazione che, nonostante il cielo grigio, ha brillato sul campo, sia stata oscurata da un’arretratezza arbitrale e mediatica di cui non si può più tacere.

Recentemente, Riccardo Trevisani, noto giornalista sportivo, è intervenuto ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, esprimendo un punto di vista piuttosto critico sulla prestazione del Napoli nel match contro il Como. È singolare come, in un ambiente sportivo che dovrebbe esaltare le eccellenze, ci si riduca a dover giustificare le nostre vittorie e a dover continuamente guardare oltre il merito sportivo per sdradicare dei pregiudizi che paiono imperituri, specialmente quando si parla di Napoli.

In un’intervista in cui Trevisani ha esposto le sue riflessioni, ha messo in luce non solo la prestazione della squadra, ma anche una certa disparità di trattamento rispetto ad altre compagini, in particolare quelle del Nord. Non è un caso che i tifosi azzurri, sempre più smarriti, avvertono un percepito “complotto” ordito ai danni del Napoli, un’idea di calcio in cui l’azzurro viene emarginato sui grandissimi palcoscenici, anche a fronte dei risultati ottenuti.

Ma quale è il fattore determinante di questa percezione? È il differente peso mediatico che si riserva a squadre come Juventus e Inter, che pare far sì che le loro parole, spesso acute e provocatorie, vengano sempre accolte con attenzione, mentre per il Napoli sembrano esserci solo silenzi e indifferenza. Quando un dirigente come Marotta alza il tono contro di noi, la risposta delle istituzioni calcistiche è solerte, immediata; quando il Napoli non si fa schiacciare dalla pressione e si difende, ecco che si alza la voce del dubbio, dell’inefficienza, come se la nostra resistenza fosse una colpa.

Tifosi, questa è la nostra croce: l’essere la squadra troppo spesso ostacolata, ma la verità è che questa percezione di disparità in mancanza di equità di trattamento non è solo un retaggio storico, è una realtà che, negli anni, ha formato l’identità napoletana. Noi non siamo mai stati una squadra compiacente. Noi non ci pieghiamo mai. Eppure, ogni volta che scendiamo in campo, c’è un peso addosso, una responsabilità che sembra ricadere solo sulle nostre spalle. Ci viene costantemente chiesto di dimostrare, ma quando lo facciamo, le critiche non si placano. Anzi, sembrano aumentare.

Nella nostra prossima sfida, il Napoli si troverà di fronte a una nuova battaglia, e l’ardore e la determinazione dei tifosi rischiano, come sempre, di non trovare eco nel grande sistema del calcio. È qui che ci uniamo, nel coro di coloro che chiedono un trattamento paritario, che invocano un riconoscimento per il talento e la passione della nostra squadra. È qui che ci facciamo sentire e, come nella tradizione napoletana, non ci fermeremo finché non sarà fatta giustizia.

In conclusione, cari tifosi, non lasciatevi ingannare da chi vorrebbe sminuire il nostro brillare. Siamo Napoli, l’anima pulsante di un calcio che lotta per il suo posto nel mondo. È tempo di alzare ulteriormente la voce e chiedere il rispetto che meritiamo. Che il dibattito sia acceso, e che si parli di noi, perché anche i silenzi delle istituzioni non potranno mai soffocare il canto dei nostri cuori. E, mentre ci prepariamo a tornare sul campo, ricordiamo: Napoli non è solo una squadra, è un modo di vivere.

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