Un gesto divisivo tra passione e controversia: gli ultrà uniti per difendere al Patini

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Questa sera, alle 19:00, lo stadio Patini di Castel di Sangro ospita la prima amichevole internazionale del Napoli contro i francesi del Brest, un test ideale per scaldare i motori dopo lo scudetto trionfale. Ma ciò che ha acceso davvero l’atmosfera è lo striscione degli ultrà, esposto con orgoglio: “Difendiamolo”, accompagnato da un tricolore che simboleggia l’unione tra squadra e curva. Un messaggio chiaro, quasi un ordine, che ricorda ai partenopei quanto sia sacra la difesa del titolo.

Queste parole, però, non sono solo un grido dalla tribuna: ieri, Juan Jesus ha ribadito lo stesso concetto in un’intervista, dichiarando “Siamo obbligati a difendere lo scudetto”. Una frase che fa eco allo striscione, confermando quanto Napoli e i suoi eroi siano allineati, ma anche quanto la pressione possa essere un’arma a doppio taglio.

I tifosi veri lo sanno: difendere un trofeo non è una passeggiata, come dimostra il passato del club, dove euforia e delusioni si alternano. Basti pensare al dopo-1987, quando Maradona & Co. faticarono contro le grandi, o al recente ciclo di altre squadre come l’Inter, finite schiacciate dal peso del bis. Qui, contro un Brest anonimo, l’obiettivo è semplice: non vanificare l’impresa, ma attenzione, perché l’obbligo può trasformarsi in un macigno.

E se fossimo un po’ ironici? Gli ultrà urlano “Difendiamolo”, e Juan Jesus lo ribadisce, ma in fondo, chi se non il Napoli sa che lo scudetto va conquistato ogni volta, non custodito come un reperto. Forza, azzurri, fateci sognare senza troppe pressioni: dopotutto, siamo Napoli, e il calcio è passione, non un diktat.