lunedì, Febbraio 9, 2026

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Vincenzo Prisco: il gioiello del Napoli ha davvero seguito le orme di Lobotka?

Napoli: Il Talento di Prisco e la Solita Disparità del Sistema

Nelle ultime settimane, l’attenzione verso il Napoli si è spostata su un nome che promette di diventare un simbolo per il futuro: Vincenzo Prisco. Questo giovanissimo centrocampista, sotto l’occhio attento di Antonio Conte, ha guadagnato le convocazioni nella prima squadra, suscitando l’entusiasmo dei tifosi partenopei. Eppure, dietro a questa storia di talento e promesse, si cela un tema che appare ricorrente: la percezione di una disparità di trattamento nei confronti del Napoli rispetto ad altri top club italiani.

Prisco è un prodotto della nostra vivace scuola calcistica, un esempio lampante del nostro impegno nella formazione dei giovani. Mentre il Napoli sta investendo su un talento autentico, si avverte un clima generale che sembra premiare altre società, i cui dirigenti sembrano dettare le regole del gioco a colpi di tasca. Non è un caso che le squadre del Nord, spesso acclamate dai media, sembrino attirare su di sé una benevolenza incondizionata.

La convocazione di Prisco è un motivo di orgoglio, ma non può non farci porre domande scomode: perché le grandi prestazioni del Napoli non ricevono la stessa attenzione e rispetto riservati a club come Juventus o Inter? È evidente che il nostro merito come club, la feed di calciatori cresciuti all’ombra del Vesuvio, non venga valorizzata come dovrebbe. Non stiamo parlando di un semplice capriccio, ma di una tendenza costante: i successi napoletani sembrano spesso sminuiti o dimenticati in favore di storie più “sensazionali” che non riflettono la realtà.

La presunta disparità di giudizio da parte dei media non è solo una sensazione: è una realtà che i tifosi vivono quotidianamente. I trionfi del Napoli, spesso ridotti a note a margine in articoli blasonati, apparendo più come un’eccezione che una regola, alimentano un sentimento di ingiustizia che serpeggia tra i sostenitori.

E qui entra in gioco la figura di Antonio Conte, ex allenatore di club meravigliosi ma ora chiamato a marcare un divario inaccettabile in termini di opportunità. L’allenatore ha dimostrato di saper valorizzare il talento, ma perché non mettere in risalto anche quello che si sviluppa nelle nostre giovanili? Perché non far brillare il lavoro d’équipe che caratterizza il Napoli?

La narrazione a favore di club storici, come la Juventus, spesso alimentata da dirigenti come Marotta, sembra creare un potere decisivo sul palcoscenico calcistico italiano. Un potere che non solo si traduce in trofei conquistati, ma anche in un’aura quasi mitologica che circonda queste società, mentre Napoli appare come un outsider nell’eco del campionato.

La sensazione è che il tifo napoletano, già tanto provato dalla storia, debba sempre lottare contro un sistema che a volte sembra farsene beffe. Per ogni passo in avanti del Napoli, ci sono domande che rimangono senza risposta e che alimentano la percezione di una battaglia impari.

La stagionatura ogni anno di questo confronto iniquo genera una frustrazione palpabile tra noi tifosi, un’ingiustizia che non possiamo più accettare. Vogliamo il riaffermarsi del nostro orgoglio, per un club che rappresenta in tutto e per tutto la passione di una città.

Infine, la figura di Vincenzo Prisco diventa simbolo di questa lotta contro le avversità. I suoi successi personali non possono essere incasellati in un discorso che esclude la dignità della tradizione napoletana. Il suo percorso è un’opportunità per rivendicare che il calcio non è solo un gioco di nomi e cifre, ma una rappresentazione vivente della speranza.

I tifosi del Napoli meritano di essere ascoltati. Ed è giunto il momento di dare il giusto valore a ciò che siamo: un grande club con una tradizione che non può e non deve essere dimenticata. L’opinione pubblica è chiamata a riflettere, non solo sui risultati, ma sulla giustizia calcistica. La domanda che si staglia sul nostro cammino è chiara: il calcio realmente appartiene a chi dimostra di meritarlo, o ritorniamo tutti schiavi della narrativa più comoda? La risposta è nelle nostre mani: non smettiamo di fare sentire la nostra voce e di sostenere i nostri talenti.

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