sabato, Giugno 15, 2024

Zola: ”Nessuno allenatore poteva indicarmi cosa fare. Mancini mi ha deluso”

L’ex fantasista del Napoli ha dichiarato al Corriere della Sera: “Quando ero in possesso della palla, desideravo essere libero di esprimere le mie capacità”.

Gianfranco Zola, ex calciatore del Napoli, ha concesso un’interessante intervista al Corriere della Sera. “Ero un giovane che viveva in un piccolo villaggio nella Sardegna e il calcio professionistico sembrava essere a chilometri di distanza da me. Mi alimentavo di emulazione, non avendo il calcio di qualità a portata di mano, cercavo di imparare da quello che vedevo in televisione, cercavo di copiare i calciatori e di trarre ispirazione da loro. E quelli che ammiravo avevano tutti le stesse caratteristiche: grande abilità tecnica, creatività e inventiva. Quasi sempre, questi calciatori indossavano la maglia numero dieci. Per me, quel numero e lo stile di gioco ad esso associato rappresentavano la bellezza del calcio, il suo DNA.”

“Ci sono dei giocatori numero dieci che sono più orientati nella creazione del gioco, più abili nella manovra, e altri che sono più focalizzati sul segnare gol, credo che Michel, nell’intervista, li abbia definiti “nove e mezzo”. Credo che io appartenga maggiormente a questa seconda interpretazione del ruolo. Nelle squadre giovanili ho sempre giocato come attaccante, poi, a 18 anni, quando sono passato alla Torres in serie C, ho ricoperto il ruolo di centrocampista, anche se offensivo. E così è stato anche quando sono arrivato al Napoli. Spostandomi al Parma, per ragioni tattiche, sono tornato a giocare in avanti e in quella posizione ho dato il massimo di me stesso. Quindi, forse sono un “nove e mezzo” e sono stato felice di esserlo”.

“Nessuno ha mai pensato di dire a me, quando eravamo in possesso della palla, “Vai qui o vai là, fai così o fai cosà”. Diventavo pazzo quando cercavano di costringermi a fare certe cose. Alcuni allenatori ci hanno provato, ma non era il mio modo di giocare. Io conoscevo solo quel modo di giocare a calcio. Non ero indisciplinato, facevo il pressing in maniera disciplinata quando gli avversari costruivano il gioco. Ma quando avevo la palla, volevo essere libero di fare ciò che sapevo fare: creare. Dicevo al mio amico Luca Vialli: “Dimmi solo dove vuoi la palla, e poi mi arrangio io a fartela arrivare, non preoccuparti”. Apprezzavo la mia indipendenza nel cercare la posizione giusta e nel determinare i tempi delle mie giocate. Questo mi dava una sensazione di certezza, di sicurezza. Era ciò che sapevo fare”.”

“Mi ha sorpreso il fatto che Mancini sia andato in Arabia. Se devo essere sincero, non me l’aspettavo. Roberto ha fatto un ottimo lavoro quando ha vinto l’Europeo. Non solo per i risultati ottenuti, ma anche per il modo e lo stile con cui ha raggiunto l’obiettivo. Dopo l’eliminazione ai Mondiali, tra coloro che sostenevano che avrebbe dovuto rimanere, ci sono io. Pensavo che volesse arrivare ai Mondiali. Per questo sono sorpreso e molto dispiaciuto per la sua rinuncia”.

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