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Elmas: soluzione tecnica, specchietto per le allodole di Re Aurelio I

Il nome di Elmas torna nei radar del Napoli e ha senso sul piano tattico; il problema è che la proprietà continua a trattare il club come un megastore e i tifosi pagano il conto delle scelte estetiche.

Di Enzo Villa26 Luglio 2026 - 09:104 ore fa 2 min di lettura
Elmas: soluzione tecnica, specchietto per le allodole di Re Aurelio I

Il calciomercato invernale è da sempre un parco giochi per chi vuole vendere sogni a rate, e vedere Elmas rispuntare tra i nomi accostati al Napoli non sorprende più di tanto: lo segnala Il Mattino e la dirigenza valuta soluzioni sia per la difesa che per l’attacco. Facciamo subito chiarezza senza giri di parole: Elmas non è una punta di ruolo, è un centrocampista offensivo che sa inserirsi, collegare e creare spazio. Presentarlo come una soluzione da bomber è una scorciatoia narrativa che serve più alle titolazioni che alla tattica. Intanto la città osserva, scettica e con il portafoglio ancora più vuoto dopo stagioni di promesse.

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L’operazione sensata che rischia di perdere senso

Tecnicamente Elmas può dare respiro a una squadra che, sul piano offensivo, mostra qualche crepa di fatica e prevedibilità: visione di gioco, inserimenti e adattabilità lo rendono utile come alternativa alla trequarti o come esterno che allarga il gioco. Ma la domanda politica e sportiva rimane: è questa la priorità vera? Se il Napoli vuole competere su più fronti servono interventi mirati, non riempitivi. Nel frattempo, il nome di Lucumi viene accostato per la difesa e la lista dei desideri cresce come un carrello della spesa senza scontrino. Se chi decide non mette ordine, anche il miglior acquisto rischia di restare un pezzo di vetrina.

Il problema non è solo tecnico: è di metodo e di sensibilità verso chi paga. Re Aurelio I e la sua dirigenza possono permettersi, economicamente, di comprare per moltiplicare titoli mediatici, ma il vero prezzo lo sostengono i tifosi tra biglietti, abbonamenti e illusione. Il calcio moderno ha un piede nel marketing e l’altro nella finanza; questa scelta è legittima, ma allora si pretenda almeno coerenza: piani chiari, priorità dichiarate e non scuse post-sconfitta per giustificare uscite impulsive. La città vuol vedere un progetto non un outlet di nomi.

Alla fine la questione è semplice e scomoda: vogliamo un Napoli costruito con testa o una collezione di acquisti che fanno rumore solo nei comunicati? I tifosi non sono consumatori neutri, sono giudici impietosi di scelte che incidono su tempo, denaro e identità collettiva. Se Re Aurelio I sceglierà la vetrina allora almeno che qualcuno racconti con onestà che il football è diventato spettacolo da esporre; se invece resta un progetto, allora basta tentennamenti, pianificazione e priorità. E per favore, smettiamola di vendere Elmas come una punta: chi capisce di calcio lo sa già.

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