lunedì, Febbraio 23, 2026

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Il disegno criminale: il Napoli fuori dalla Champions per salvare i debiti altrui?

Il calcio dei Fondi e la strana “eccezione” azzurra: cronaca di un affossamento annunciato. Fischietti a orologeria: se il bilancio in attivo diventa una colpa.

Mentre il DS Manna denuncia in TV l’ennesimo scempio arbitrale di Bergamo, emerge il sospetto di un piano sistematico: punire l’indipendenza economica di ADL per favorire i colossi indebitati e consegnare la piazza ai fondi stranieri.

Il fischio finale di Atalanta-Napoli non ha sancito solo una sconfitta sul campo, ma ha sollevato definitivamente il velo su una realtà che ormai definire “sospetta” è un eufemismo. Gli errori arbitrali visti al Gewiss Stadium sono solo le ultime perle di una collana di torti troppo lunga e troppo chirurgica per essere figlia del caso.

Quando il direttore sportivo Manna si presenta ai microfoni con il volto di chi non ne può più, non sta solo commentando un rigore negato e un gol annullato: sta denunciando l’esistenza di un muro invisibile alzato contro il Napoli.

Il “delitto” della sovranità

La verità è che il Napoli di Aurelio De Laurentiis rappresenta un’anomalia fastidiosa in una Serie A che ha deciso di svendere l’anima ai fondi d’investimento stranieri. Insieme alla Lazio — guarda caso già “ridimensionata” da una sessione di mercato estivo ai limiti del blocco — il club azzurro è l’ultimo baluardo di una gestione vecchio stampo, fatta di conti che quadrano e autonomia decisionale.

De Laurentiis ha sempre detto “no” all’ingresso dei fondi, e nel calcio dei poteri forti, questo si paga. L’obiettivo sembra chiaro: colpire il Napoli economicamente, tagliandolo fuori dalla torta della Champions League, per eroderne il valore e costringere il patron a cedere. Napoli, con i suoi due scudetti e una Supercoppa in tre anni, è una piazza troppo ghiotta per non essere appetibile. Ma per comprarla a saldo, bisogna prima ridurla all’angolo.

Salvare chi affoga nei debiti

C’è poi una questione di “sopravvivenza di sistema”. Le grandi corazzate del Nord, storicamente protette dal sistema, oggi navigano in un mare di debiti. Per loro, fallire la qualificazione alla prossima Champions League non sarebbe solo uno smacco sportivo, ma un crack finanziario irreversibile.

In questo scenario, il Napoli — che non ha debiti e vive di risorse proprie — diventa il sacrificabile eccellente. Se c’è un posto solo per la gloria e per i soldi dell’Europa, il sistema sembra aver già deciso che quel posto non spetta a chi ha il bilancio in ordine, ma a chi deve coprire i buchi neri dei propri bilanci. Gli “errori mirati” dei fischietti sono i colpi di scalpello necessari a scolpire una classifica già scritta a tavolino.

“Ci avete rotto il calcio”

Il post social di Eduardo De Laurentiis, con quel “Ci avete rotto il c…alcio” scritto a caldo, non è solo lo sfogo di un dirigente o del figlio di un presidente. È l’urlo di una città intera che si sente scippata della propria dignità sportiva. I tifosi sono stanchi di analisi tecniche che ignorano l’elefante nella stanza: la sensazione che il merito sportivo sia diventato un intralcio per i giochi di potere della Lega e delle multinazionali del pallone.

Se il disegno è quello di affossare Napoli per consegnarla al miglior offerente straniero, la reazione di ieri sera dice chiaramente che il club non cadrà senza lottare. Ma resta una domanda: quanto può resistere la bellezza del gioco se le regole vengono scritte negli uffici delle banche d’affari e applicate da arbitri con la vista troppo spesso annebbiata?

 Biagio Soldi