
Ricucire il rapporto tra Napoli e gli ultras: una strategia possibile dopo lo scontro su De Laurentiis
Società Sportiva Calcio Napoli (SSC Napoli) e la tifoseria organizzata sono ancora sotto la scia delle dichiarazioni degli ultras che hanno parlato di “ripicca” e fatto riferimento al caso “Castel di Sangro”: un cortocircuito che non si risolve con l’innalzare i toni, ma con scelte pratiche e misurate.
È qui che sta la tesi: una ricucitura non è possibile solo con selfie istituzionali o lezioni di pubbliche relazioni. Serve una strategia che metta sul tavolo rispetto per la storia popolare dei tifosi e, contemporaneamente, le esigenze di sicurezza e responsabilità che spettano a una società che gioca al più alto livello. Ignorare una delle due variabili significa condannare il rapporto a ulteriori fratture.
Primo passo: aprire un canale stabile e riconosciuto. Non un tweet o un comunicato spot, ma un tavolo di confronto composto da rappresentanti della Direzione sportiva e della sicurezza del club, figure delegate dalla Curva A e dalla Curva B e un mediatore percepito come neutro dalla piazza — un ex calciatore apprezzato, un esponente culturale della città, un avvocato esperto in diritto sportivo. Questo organismo può lavorare su regole chiare per il matchday al Stadio Diego Armando Maradona e su protocolli per la gestione di episodi che rischiano di degenerare.
Secondo passo: trasparenza e procedure. La tifoseria chiede chiarezza quando parla di ripicche; il club deve rispondere con regole pubblicate, facilmente leggibili, sulle sanzioni, sui criteri di revoca dei biglietti e sulle misure di sicurezza. Lontano dal fare sconti a comportamenti pericolosi, la trasparenza riduce il sospetto e permette di contestare decisioni nel merito, non per vizio di forma.
Terzo passo: progetti condivisi sul territorio. I Partenopei non sono solo spettatori dello spettacolo sportivo: sono attori culturali della città. Programmi sociali promossi insieme — giornate al Centro Tecnico di Castel Volturno dedicate a visite organizzate, iniziative di solidarietà nelle periferie, momenti di memoria per le vittime del calcio che hanno segnato la storia locale — aiutano a ricostruire un senso comune che supera lo scontro immediato.
Infine, una regola d’oro da adottare subito: nessuna ritorsione istituzionale di natura amministrativa senza passaggi formali e verificabili. Il club ha il dovere di tutelare la propria immagine e la sicurezza, la tifoseria ha il diritto di non essere cancellata dal lessico pubblico con accuse generiche. Se il Napoli vorrà davvero ricucire, dovrà dimostrare che il rispetto della storia popolare e l’adempimento delle norme possono procedere fianco a fianco: la partita non è solo in campo, ma anche nelle piazze che hanno fatto grande questo club.