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Napoli prende un 2008 dal Sorrento e resta a mani in tasca: la gioventù come foglia di fico di Re Aurelio I

L'arrivo di Mattia Esposito dal Sorrento è presentato come investimento sul futuro, ma non può nascondere la tendenza strutturale: il Napoli applaude i giovani mentre il proprietario, Re Aurelio I, continua a stringere i cordoni della borsa.

Di Enzo Villa3 Agosto 2026 - 18:0917 minuti fa 2 min di lettura
Napoli prende un 2008 dal Sorrento e resta a mani in tasca: la gioventù come foglia di fico di Re Aurelio I

Il Napoli ha intascato un altro giovane: Mattia Esposito, classe 2008, arriva a titolo definitivo dal Sorrento dopo 27 presenze e un gol nelle ultime due stagioni in Serie C. Sulla carta è una notizia che suona bene: un talento giovanissimo chiamato a rinfrescare una rosa in evoluzione. Nella realtà però c’è l’odore di un tentativo sofisticato di risparmio mascherato da strategia lungimirante. Quando un club di vertice firma ragazzini promettenti è giusto, applaudo anch’io. Ma quando la medesima operazione diventa l’unica risposta a uscite importanti e a una squadra che chiede rinforzi, la retorica del «progetto giovani» puzza di foglia di fico per nascondere un portafoglio chiuso: e qui entra in gioco Re Aurelio I.

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Giovani sì, ma non come scusa per non spendere

Non è il singolo giocatore il problema: Esposito può crescere, imparare e forse imporsi. Il problema è la gestione complessiva. Il Napoli ha perso pedine importanti e invece di sostituirle con investimenti mirati preferisce investire nella speranza che il vivaio compensi tutto. È una strategia possibile solo se accompagnata da infrastrutture, staff dedicato e, soprattutto, pazienza. Se invece diventa la scusa per non comprare quei giocatori esperti che servono subito, allora i tifosi vengono messi alla prova due volte: pagano biglietti, abbonamenti e trasferte mentre la società pratica politica dei conti in rosso—eh no, dei conti in cassaforte. Re Aurelio I ha il diritto di gestire il patrimonio, ma anche l’obbligo di non trasformare il tempo del progetto in anni di rinvii.

La verità è che il calcio moderno mette a rischio la relazione tra tifosi e club: da una parte salari e privilegi spesso spropositati per pochi, dall’altra piccoli gesti di economia che ricadono sulla platea popolare. Firmare un ’08 dal Sorrento è utile per la reputazione, ma non risponde alle esigenze immediate di una squadra che deve competere. Se non ci sono né un piano chiaro né investimenti congrui, il giovane talento rischia di finire in panchina o a girare tra prestiti, mentre i tifosi continuano a chiedere conto della distanza tra il racconto del club e la realtà del campo.

Chi governa il club deve scegliere: o si fa sul serio e si abbina la ricerca di giovani promesse a cessioni e acquisti che migliorino subito la rosa, oppure si vende il progetto come fumo negli occhi. E se la scelta è la seconda, almeno si abbia il coraggio di dirlo ai tifosi e di spiegare come si intende restare competitivi. Non è più tempo di annunci patinati: i napoletani meritano fatti, non alibi. E, tra l’altro, meritano che Re Aurelio I spieghi se la gioventù sia una politica o una scusa per non spendere.

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