Non è solo Ruben Amorim a trovarsi sotto i riflettori: è il sistema che ha deciso di voler vincere ieri. Il Corriere dello Sport non ha perso tempo a piazzare il titolo «Amorim, ecco i gufi», mentre testate come Tuttonapoli rilanciano critiche sulla gestione dello spogliatoio e sull’implementazione del progetto tecnico. Sono fatti, non invenzioni: un tecnico giovane, arrivato dal Sporting Lisbona, si trova immerso in una macchina che chiede risultati immediati e non concede margini di errore. Questa dinamica trasforma ogni decisione tattica in un caso mediatico e ogni passo falso in un comizio di dissenso.
Chi paga per l’impazienza?
Il punto politico ed economico è semplice e irritante: il club ha fatto mercato, ha rinforzato la rosa e ha aumentato le aspettative. Ma comprare giocatori non equivale a costruire un progetto. Se la dirigenza scarica le responsabilità sul tecnico al primo scossone, il progetto non parte mai. Le critiche sul funzionamento dello spogliatoio e sull’attuazione delle idee di Amorim – riportate dalla stampa – non vanno negate, ma vanno messe nel contesto giusto: chi decide le tempistiche e la strategia? Chi fornisce l’autonomia necessaria? La verità è che oggi il dirigente cerca il voto del risultato e non la pazienza del lavoro a medio termine, e così la palla di pressione rimbalza sul primo allenatore disponibile.
Il calcio moderno è pieno di contraddizioni: allenatori giovani e innovativi vengono scelti per vendere entusiasmo, poi messi alla gogna quando i risultati non si materializzano in 45 giorni. I tifosi – quelli che pagano abbonamenti, biglietti e trasferte – dovrebbero chiedere conto di questa inconsistenza. Si può essere severi con Amorim: la scelta tattica e la gestione del gruppo sono fatti che pesano. Ma è altrettanto legittimo puntare il dito sulla comunicazione e sulle priorità della società: promettere rinnovamento e poi non concedere tempo è una beffa doppia per chi crede nel progetto.
Lo scenario attuale è in corso, non chiuso: le critiche si accumulano e la pressione cresce, ma nulla è deciso in modo definitivo finché la società non prende una scelta netta. Oppure si sostiene il progetto fino a un punto ragionevole, oppure si ripete il copione dell’allenatore di passaggio. I tifosi hanno diritto di sapere quale delle due opzioni preferisce la dirigenza. E se la risposta è l’impazienza, meglio dirlo chiaramente: almeno sapremo che il Milan preferisce la roulette dei risultati alla costruzione paziente di qualcosa di vero.