Al 65’ di un’amichevole contro il Celta Vigo, con il Napoli in vantaggio 1-0, è nato l’ennesimo dirottamento emotivo: Alex Meret sotto accusa per un gol subito che ha fatto impazzire i social. Mettiamo subito ordine: è una partita d’estate, non la finale di Champions, eppure la reazione è stata da processi sommari. Il fatto è questo e va conservato: minuto 65, Napoli-Celta Vigo, gol avversario dopo un’azione sviluppatasi dal basso. Tutto il resto — la caccia ai colpevoli, le gif, i titoli urlati — è comunicazione più che analisi. La fonte originale ha persino citato Kevin De Bruyne in modo incongruo: evidente confusione di nomi, e la rettifica è d’obbligo prima di trasformare un episodio in verità.
Colpa individuale o responsabilità sistemica?
Il dibattito tattico ha una parte tecnica e una parte politica. Sul piano tecnico si può discutere se Meret avrebbe potuto gestire meglio il pressing alto: è una valutazione legittima, che richiede replay e contesto. Sul piano politico entra in scena la vera tragedia azzurra: il singolo resta esposto perché il sistema non protegge. Pressing avversario, costruzione dal basso rischiosa, scelte di reparto e numero di alternative in mezzo al campo rendono ogni errore più visibile, più costoso e più sfruttabile dall’opinione pubblica. E qui facciamo una critica che non è un attacco personale: la frugalità dirigenziale, incarnata da Re Aurelio I e dalle sue priorità, spesso lascia la squadra senza margini di rischio. Non sto accusando nessuno di reati, dico semplicemente che se risparmi sui rinforzi, poi non puoi scandalizzarti quando un singolo paga lo scotto.
Il tifoso arrabbiato vede il portiere crocifisso e la società che sventola bilanci in ordine come fossero bandiere da parata: ma chi paga biglietti e abbonamenti vive la partita come esperienza, non come prospetto di bilancio. Luciano Spalletti avrà il compito di gestire il morale e di lavorare sulle responsabilità collettive; i tifosi hanno il diritto di chiedere meno selfie e più garanzie sul campo. Una sfortunata amichevole può insegnare molto se si vuole imparare: non trasformiamo Meret in capro espiatorio, usiamolo come specchio di una squadra che a volte è troppo dipendente dalle scelte dirigenziali e da modelli di calcio moderno che premiano il brand più della sostanza. Alla fine la domanda è semplice e popolare: preferite un club che lucra sul look o una squadra che protegge i suoi giocatori quando conta?