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I primi giorni dell’era Allegri: tanto lavoro con il pallone e ambizioni immutate

Di Redazione21 Luglio 2026 - 10:4458 secondi fa 7 min di lettura
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I primi giorni dell’era Allegri: tanto lavoro con il pallone e ambizioni immutate

Il nuovo Napoli ha cominciato a prendere forma tra le montagne della Val di Sole, dove Massimiliano Allegri ha inaugurato la sua prima preparazione da allenatore azzurro. A Dimaro non si stanno costruendo soltanto condizione atletica e automatismi tattici: il tecnico livornese deve conoscere una rosa numerosa, definire le gerarchie e accompagnare il club verso una stagione nella quale le aspettative restano inevitabilmente elevate. Il passaggio da Antonio Conte ad Allegri non rappresenta una riduzione delle ambizioni, ma l’apertura di un ciclo diverso, affidato a uno degli allenatori più esperti e vincenti del calcio italiano.

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Il Napoli arriva infatti da un secondo posto in campionato alle spalle dell’Inter e ha scelto un tecnico capace di conquistare sei scudetti in carriera. Il contratto firmato fino al 2029 dimostra che Aurelio De Laurentiis non considera Allegri una soluzione di transizione: l’obiettivo è dare continuità competitiva alla squadra, consolidarne la presenza ai vertici della Serie A e affrontare con maggiore maturità anche il percorso europeo, risultando – rispetto alla scorsa annata – protagonista anche all’interno dei risultati live Champions League.

Observe and report

I primi giorni di lavoro hanno mostrato un Allegri particolarmente attento all’osservazione. Prima di intervenire in maniera radicale sull’identità tattica, l’allenatore vuole capire caratteristiche, condizioni e motivazioni dei singoli. Il raduno era cominciato a Castel Volturno con visite mediche, test atletici e colloqui individuali, necessari per avvicinare il nuovo staff ai leader dello spogliatoio e ai numerosi giocatori rientrati dai prestiti.

A Dimaro, dove il Napoli resterà fino al 27 luglio, il gruppo è arrivato ancora incompleto. Alcuni nazionali impegnati fino alle fasi conclusive del Mondiale si aggregheranno più avanti: Olivera, McTominay e altri elementi sono attesi verso la fine del soggiorno in Trentino, mentre Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne dovrebbero raggiungere direttamente la seconda parte del ritiro, in programma a Castel di Sangro. Allegri è quindi costretto a sviluppare il lavoro per fasi, senza poter disporre immediatamente di tutti i potenziali titolari.

Questa situazione, tuttavia, offre anche un vantaggio. Il tecnico può dedicare maggiore attenzione ai calciatori da rilanciare, ai giovani e agli elementi ancora in bilico sul mercato. In una rosa molto ampia, il ritiro diventa una selezione quotidiana: ogni esercitazione, partita a campo ridotto o test fisico contribuisce alla costruzione delle future gerarchie.

Pallone, intensità e prime indicazioni tattiche

La prima seduta sul campo di Carciato ha già fornito alcuni segnali sul metodo scelto da Allegri. Dopo l’attivazione iniziale, il gruppo è stato impegnato in esercitazioni tecniche, lavori sul possesso e una partita a spazi ridotti. Un programma apparentemente essenziale, ma utile per valutare la qualità delle scelte sotto pressione, la rapidità nella circolazione e l’attitudine dei giocatori a occupare correttamente gli spazi.

Nel secondo giorno il carico è aumentato con una doppia seduta, mentre la domenica ha nuovamente previsto lavoro al mattino e al pomeriggio. La frequenza degli allenamenti conferma la volontà di costruire rapidamente una base atletica solida, senza separare nettamente la preparazione fisica da quella tecnica. Il pallone è presente fin dall’inizio, ma viene utilizzato all’interno di esercizi capaci di misurare intensità, lucidità e capacità di reazione.

È ancora presto, invece, per individuare un sistema di gioco definitivo. Allegri ha lasciato intendere di voler prima conoscere tutti gli uomini a disposizione. La scelta appare coerente con la sua storia: il tecnico non è generalmente legato a un solo modulo, ma tende ad adattare struttura e principi alle caratteristiche della rosa. Il Napoli potrebbe partire dalla difesa a quattro utilizzata con continuità nelle ultime stagioni, ma non è escluso il ricorso a una linea a tre o a soluzioni ibride, soprattutto nelle partite in cui serviranno maggiore protezione e controllo.

Hojlund al centro del progetto offensivo

Uno dei calciatori osservati con maggiore curiosità è Rasmus Hojlund. L’attaccante danese ha concluso la sua prima stagione napoletana con 16 reti complessive, 12 delle quali in campionato, e possiede qualità particolarmente compatibili con il calcio di Allegri: profondità, forza negli spazi, capacità di attaccare la porta e disponibilità al lavoro senza palla.

Il tecnico aveva già apprezzato Hojlund ai tempi del Milan e ora può lavorare direttamente sulla sua crescita. L’obiettivo non sarà soltanto aumentare il numero dei gol. Allegri gli chiederà probabilmente di migliorare la gestione dei palloni difficili, la partecipazione alla manovra e la capacità di far salire la squadra nei momenti di pressione avversaria. In una stagione lunga e densa di impegni, la convivenza con Lukaku potrebbe inoltre produrre configurazioni differenti: alternanza tra i due centravanti, utilizzo del belga come riferimento fisico o, in determinate situazioni, presenza contemporanea in campo.

Anche Lorenzo Lucca si gioca una parte importante del proprio futuro. Reduce da una stagione complicata, l’attaccante ha l’opportunità di convincere il nuovo allenatore durante la preparazione. La sua struttura fisica e la sua efficacia nel gioco aereo possono offrire una variante utile, ma sarà necessario dimostrare continuità, mobilità e maggiore incisività.

Il nodo Anguissa e la gestione dei senatori

Un altro dossier centrale riguarda André-Frank Zambo Anguissa. Il centrocampista aveva manifestato il desiderio di cambiare squadra, ma nei primi giorni di ritiro Allegri ha avviato un dialogo costante con lui. Recuperarlo pienamente sul piano motivazionale rappresenterebbe un primo risultato significativo: per fisicità, capacità di progressione e presenza nelle due fasi, Anguissa resta un calciatore difficile da sostituire.

Il lavoro dell’allenatore passerà anche dalla gestione dei senatori. Giovanni Di Lorenzo rimane il riferimento dello spogliatoio, Amir Rrahmani garantisce esperienza difensiva, Stanislav Lobotka è il principale organizzatore del gioco e Matteo Politano conserva un ruolo importante per equilibrio e ampiezza. Allegri dovrà valorizzare questo nucleo senza trasformarlo in una struttura rigida, creando una concorrenza reale e introducendo gradualmente energie nuove.

Il ritorno dei nazionali allargherà ulteriormente le possibilità. McTominay aggiungerà inserimenti e forza offensiva; De Bruyne porterà qualità nell’ultimo passaggio e capacità di controllare il ritmo; Lukaku offrirà esperienza, protezione del pallone e peso nell’area avversaria. La sfida sarà trovare un equilibrio che permetta ai giocatori più creativi di esprimersi senza esporre la squadra nelle transizioni.

Una rosa abbondante da ridurre

La preparazione estiva è collegata in maniera diretta alle strategie di mercato. Il Napoli dispone di un numero molto elevato di calciatori e la priorità indicata dalla società è ridurre l’organico, più che moltiplicare immediatamente gli acquisti. Tra rientri dai prestiti, giovani e giocatori destinati a trovare poco spazio, Allegri e la dirigenza dovranno compiere numerose scelte.

I primi convocati comprendono titolari, riserve, ragazzi della Primavera ed elementi come Cajuste, Marianucci e Lindstrom, la cui posizione deve essere definita. Per alcuni il ritiro può diventare una seconda opportunità; per altri rappresenterà soprattutto una vetrina prima della cessione.

La necessità di sfoltire non esclude eventuali interventi mirati. Molto dipenderà dalle valutazioni del tecnico, dagli infortuni e dalle uscite. La sensazione è che il Napoli non voglia acquistare per semplice accumulo, ma intervenire soltanto davanti a un’esigenza precisa: un difensore in grado di aumentare le rotazioni, un profilo funzionale sulle corsie o un’alternativa capace di modificare l’assetto offensivo.

Le aspettative per la nuova stagione

Il Napoli non potrà nascondersi dietro la formula dell’anno di transizione. La rosa possiede esperienza internazionale, qualità tecnica e profondità sufficiente per competere nelle prime posizioni. Allegri è stato scelto proprio perché abituato a lavorare sotto pressione e a trasformare il talento in risultati.

In campionato, l’obiettivo minimo sarà la qualificazione alla Champions League, ma il valore dell’organico impone di restare nella corsa allo Scudetto. Inter, Milan, Juventus e le altre concorrenti renderanno il torneo equilibrato, ma il Napoli parte all’interno del gruppo delle candidate. Dopo il secondo posto dell’ultima stagione, un arretramento evidente verrebbe considerato deludente.

In Europa servirà soprattutto maggiore continuità. L’esperienza di Allegri nelle competizioni internazionali può aiutare una squadra che dovrà imparare a gestire meglio i diversi momenti delle partite: accelerare quando esistono gli spazi, difendere senza disunirsi, accettare fasi di sofferenza e sfruttare gli episodi. È proprio nella gestione, più ancora che nell’elaborazione di un sistema spettacolare, che il nuovo allenatore può imprimere il proprio marchio.

La prima missione di Allegri

Nei primi giorni di Dimaro non è ancora nato il Napoli definitivo, ma stanno emergendo i criteri con cui verrà costruito. Allegri osserva, dialoga, alterna lavoro tecnico e intensità, evita annunci tattici prematuri e tiene aperta la competizione interna. Il suo primo compito sarà trasformare una rosa abbondante in una squadra riconoscibile, nella quale ciascun giocatore comprenda ruolo e responsabilità.

Il doppio ritiro, prima in Trentino e poi a Castel di Sangro dal 30 luglio al 13 agosto, offrirà il tempo necessario per aumentare i carichi, inserire i reduci dal Mondiale e affrontare test amichevoli più indicativi. In Abruzzo sono previste almeno tre partite internazionali, programmate il 5, l’8 e il 12 agosto.

La stagione del centenario aggiunge inevitabilmente un significato speciale al nuovo corso. Napoli si aspetta una squadra competitiva, concreta e capace di rimanere agganciata ai propri obiettivi fino alla primavera. Allegri conosce bene il peso di queste attese. A Dimaro ha cominciato senza proclami, affidandosi al campo e alla costruzione quotidiana: il metodo più coerente con un allenatore chiamato non soltanto a gestire campioni, ma a restituire al Napoli la certezza di poter competere per vincere.





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