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Quando Zeman disse no a Baggio: il Napoli che poteva rinascere e resta una vetrina

Un retroscena di mercato—Baggio disposto a vestire l’azzurro, Zeman che blocca tutto—diventa cartina di tornasole di un problema più grande: il calcio del Napoli fra orgoglio tattico, marketing da Centenario e scelte dirigenziali che preferiscono spettacolo a sostanza.

Di Enzo Villa2 Agosto 2026 - 12:568 minuti fa 2 min di lettura
Quando Zeman disse no a Baggio: il Napoli che poteva rinascere e resta una vetrina

Il Centenario del Napoli avrebbe potuto essere l’occasione per raccontare non solo trofei, ma anche scelte coraggiose rimaste sulla carta. La rivelazione di Ciro Venerato su Radio Tutto Napoli — «Baggio manifestava la volontà di venire a Napoli, lo dissi a Corbelli! Ma Zeman bloccò tutto» — non è soltanto un’episodio da aneddotica sportiva: è la fotografia di una società che, anche in momenti decisivi, ha spesso anteposto rigidità ideologiche a opportunità di rilancio emotivo e mediatico. Il rimpianto non è per l’orgoglio ferito di un allenatore, ma per i tifosi a cui è stata negata l’idea di un Napoli diverso, più luminoso e popolare.

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Capire il rifiuto di Zdeněk Zeman non richiede complotti: il suo calcio verticale e spietato raramente si conciliava con la figura di una prima punta creativa come Roberto Baggio. Ma chiamare «coerenza tattica» una decisione che trancia la possibilità di un colpo d’ala rischia di suonare come arroganza. Il mistero non è tanto la scelta in sé, quanto la priorità assegnata a principi tecnici a scapito di una visione più ampia: un fuoriclasse avrebbe potuto riaccendere un legame emotivo con la città e portare ritorni concreti sul campo e fuori. Criticare la scelta non significa attribuire colpe personali, ma chiedere conto di scelte che pesano sul destino collettivo del club.

Centenario, stadio e il problema delle priorità

Oggi il Napoli parla di nuovo stadio, di candidatura a Euro 2032 e di grandi piani di comunicazione: ottimo, ma arrivare al futuro ignorando i fantasmi del passato è un’ipocrisia comoda. Il rilancio basato su eventi, merchandising e nostalgia rischia di trasformare il club in una vetrina più che in una squadra protagonista. E quando la dirigenza sceglie la passerella invece del progetto sportivo, la responsabilità ricade anche su chi comanda: la proprietà e chi prende le decisioni, compreso Re Aurelio I, devono dimostrare che il Centenario non sarà solo retorica istituzionale ma una svolta reale. Tra entusiasmo per le infrastrutture e la pratica quotidiana del campo c’è una distanza che si colma con scelte coraggiose, non con campagne pubblicitarie.

Il racconto di Baggio e Zeman resta quindi più che un episodio: è un ammonimento. Se il Napoli vuole trasformare il Centenario in un trampolino e non in una scenografia, serve meno autocompiacimento e più lucidità: recuperare storie, onorare leggende, ma soprattutto costruire una squadra che non sia solo biglietto da visita per sponsor. La domanda che rimane, pungente e semplice, è questa: la dirigenza avrà il buon senso di trasformare il rimpianto in progetto, o continuerà a vendere eventi mentre lascia scivolare via le occasioni che contano davvero?

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