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Favasuli al Napoli: investimento vero o ennesima trovata low-cost di Re Aurelio I?

Il Napoli prende Costantino Favasuli per circa 7 milioni: un affare giovane sulla carta, ma la mossa è stata possibile solo dopo la cessione di Gutierrez. Tra ambizione sportiva e gestione accorta al limite dell’avarizia, i tifosi meritano risposte sul progetto reale della squadra.

Di Enzo Villa3 Agosto 2026 - 22:2315 minuti fa 2 min di lettura
Favasuli al Napoli: investimento vero o ennesima trovata low-cost di Re Aurelio I?

Annunciare l’arrivo di Costantino Favasuli come simbolo di un rilancio suona bene negli spot e nei comunicati ufficiali: un terzino destro, 25 anni, pagato circa 7 milioni, che arriva dopo una buona stagione al Catanzaro in Serie B. Ma se la sceneggiatura fosse più onesta, si ammetterebbe che l’operazione è stata possibile soprattutto perché la società ha liberato risorse con la cessione di Gutierrez. Massimiliano Allegri può sorridere: ha ottenuto un giovane duttile che può adattarsi a più ruoli. I tifosi però non sono clienti pubblicitari e hanno almeno il diritto di chiedersi se questo sia davvero l’inizio di un progetto ambizioso o l’ennesimo rattoppo finanziario.

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Chi è davvero Favasuli e che rischio corre il Napoli

Favasuli arriva da una Serie B in cui ha mostrato corsa, duttilità e senso della posizione, qualità che non si improvvisano ma che nemmeno garantiscono il salto di qualità in una squadra che ambisce a stare nel trio di testa. La Fiorentina mantiene una percentuale sulla futura rivendita: dettaglio rilevante, perché significa che il Napoli non crede ancora di aver messo le mani su una plusvalenza sicura. Il terzino ha numeri e prospetto, nulla da eccepire sulla sua volontà di crescere; il dubbio è sulla pressione che gli verrà messa addosso in una piazza che pretende risultati immediati, mentre il club sembra più concentrato a monetizzare che a costruire stabilità.

È qui che entra in scena il problema più irritante: la filosofia economica della proprietà. Re Aurelio I ha costruito un impero e una brand identity che funzionano benissimo sui bilanci, meno sui campi quando la necessità è investire per competere davvero. Puntare sui giovani non è reato, è persino lodevole; farlo perché si vuole spendere il meno possibile per poi lamentarsi della nazionale dei soliti noti è una tattica che sfianca i tifosi. Le famiglie che pagano abbonamenti e trasferte non sono investitori; sono paganti che meritano chiarezza su quanto il club intenda veramente spendere per tornare competitivo, non slogan su crescita sostenibile che spesso si traducono in vendite e bottini.

Il verdetto sportivo arriverà sul campo: Favasuli può essere una risorsa o una scommessa persa, Allegri avrà il compito di farlo rendere subito. Ma la domanda che resta è politica quanto calcistica: il Napoli punta a essere protagonista o a sopravvivere con operazioni low-cost mascherate da programmazione? Re Aurelio I e la dirigenza devono scegliere se investire con coraggio o se accontentarsi di un mercato che premia l’equilibrio dei conti più del coraggio sportivo. I tifosi non chiedono miracoli, chiedono rispetto del progetto e un po’ più di ambizione concreta.

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