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Milan: l’impazienza che mangia il progetto e mette Amorim sotto accusa

Il nuovo corso rossonero rischia di trasformare una scommessa tecnica in un tiro al bersaglio mediatico. La responsabilità? Non solo dell’allenatore, ma di chi pretende miracoli immediati.

Di Enzo Villa10 Agosto 2026 - 10:5311 minuti fa 2 min di lettura
Milan: l’impazienza che mangia il progetto e mette Amorim sotto accusa

Non è solo Ruben Amorim a trovarsi sotto i riflettori: è il sistema che ha deciso di voler vincere ieri. Il Corriere dello Sport non ha perso tempo a piazzare il titolo «Amorim, ecco i gufi», mentre testate come Tuttonapoli rilanciano critiche sulla gestione dello spogliatoio e sull’implementazione del progetto tecnico. Sono fatti, non invenzioni: un tecnico giovane, arrivato dal Sporting Lisbona, si trova immerso in una macchina che chiede risultati immediati e non concede margini di errore. Questa dinamica trasforma ogni decisione tattica in un caso mediatico e ogni passo falso in un comizio di dissenso.

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Chi paga per l’impazienza?

Il punto politico ed economico è semplice e irritante: il club ha fatto mercato, ha rinforzato la rosa e ha aumentato le aspettative. Ma comprare giocatori non equivale a costruire un progetto. Se la dirigenza scarica le responsabilità sul tecnico al primo scossone, il progetto non parte mai. Le critiche sul funzionamento dello spogliatoio e sull’attuazione delle idee di Amorim – riportate dalla stampa – non vanno negate, ma vanno messe nel contesto giusto: chi decide le tempistiche e la strategia? Chi fornisce l’autonomia necessaria? La verità è che oggi il dirigente cerca il voto del risultato e non la pazienza del lavoro a medio termine, e così la palla di pressione rimbalza sul primo allenatore disponibile.

Il calcio moderno è pieno di contraddizioni: allenatori giovani e innovativi vengono scelti per vendere entusiasmo, poi messi alla gogna quando i risultati non si materializzano in 45 giorni. I tifosi – quelli che pagano abbonamenti, biglietti e trasferte – dovrebbero chiedere conto di questa inconsistenza. Si può essere severi con Amorim: la scelta tattica e la gestione del gruppo sono fatti che pesano. Ma è altrettanto legittimo puntare il dito sulla comunicazione e sulle priorità della società: promettere rinnovamento e poi non concedere tempo è una beffa doppia per chi crede nel progetto.

Lo scenario attuale è in corso, non chiuso: le critiche si accumulano e la pressione cresce, ma nulla è deciso in modo definitivo finché la società non prende una scelta netta. Oppure si sostiene il progetto fino a un punto ragionevole, oppure si ripete il copione dell’allenatore di passaggio. I tifosi hanno diritto di sapere quale delle due opzioni preferisce la dirigenza. E se la risposta è l’impazienza, meglio dirlo chiaramente: almeno sapremo che il Milan preferisce la roulette dei risultati alla costruzione paziente di qualcosa di vero.

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