Siamo alla quinta giornata di lavoro a Castel di Sangro e lo scenario è già abbastanza limpido: sedute dedicate alle palle inattive, tiri da fermo ben coreografati, ma davanti a tutto questo c’è un buco pratico che non si copre con le riprese video. Rrahmani e Marin sono fuori per infortunio e la loro assenza non è un dettaglio tecnico da cartella: significa privarsi di due punti di riferimento, uno per la difesa e l’altro per la costruzione. È come provare a fare un dolce senza zucchero: la forma c’è, il sapore no.
Secondo quanto riportato da Tuttonapoli, l’attenzione dello staff si è concentrata sulle palle inattive, vero tallone d’Achille o arma letale a seconda di come la prepari. Ma qui sta la contraddizione: come puoi affidare il progetto a schemi che contano su pedine che non ci sono? L’allenatore dovrà inventarsi soluzioni, provare uomini riposizionati e sperare nella resilienza del gruppo, ma non si può chiedere ai tifosi di applaudire l’arte della scena mentre la sostanza resta in affanno. Le scelte in campo sono figlie delle scelte fuori dal campo; se la rosa non è completa, ogni esercitazione diventa un’illusione.
Il mercato che non c’è
Ed eccoci al tema che fa più male: la responsabilità della dirigenza. Qui non si tratta solo di fortuna o sfortuna degli infortuni, ma di piano, scelte e, non ultimo, disponibilità economica. Re Aurelio I e la proprietà non sono spettatori neutrali: decidono priorità, allocazione risorse e tempi di intervento. Dire che il mercato non ha provveduto a coperture adeguate è un fatto che urla ai tifosi stufi di vedere promesse e bilanci esibiti come trofei mentre la squadra resta scoperta. I cittadini comuni pagano abbonamenti, biglietti e trasferte; vorrebbero vedere la stessa cura messa nel preservare la competitività della squadra, non solo la sua immagine.
Resta la domanda più amara: fino a quando i cori in curva dovranno sopperire alla mancanza di scelte coraggiose in sede di dirigenza? L’allenatore può adattarsi, i giocatori possono tirar fuori carattere, ma non si costruisce una stagione solida sulle speranze. Se la rosa non viene completata con uomini che possano sostituire Rrahmani e Marin in modo credibile, rischiamo di pagare il conto sul campo, con i tifosi a fare da cassiere morale. Chi ha la responsabilità di garantire competitività è chiaramente identificabile: non è solo questione di infortuni, è questione di priorità. E i cittadini-tifosi meritano risposte, non coreografie estive.