La novità dell’app di Tutto Napoli — con la sezione “Radio Tutto Napoli” e dirette più frequenti — è una buona notizia per chi segue la squadra ogni giorno. Ma la radio in streaming non è una soluzione ai problemi reali: mentre l’interfaccia migliora e l’engagement sale, la direzione sportiva confessa con i fatti che la priorità è il controllo dei conti, non il rinforzo della squadra. I tifosi pagano abbonamenti, biglietti e trasferte; ricevere notizie in tempo reale è comodo, ma non riempie gli spazi vuoti sul campo. È un paradosso irritante: più comunicazione, meno concretezza.
Il mercato? Un film già visto
Pasquale Salvione, su Corriere dello Sport, richiama il rischio che i movimenti importanti vengano rimandati agli ultimi giorni, come accaduto due stagioni fa: una strategia che sa di improvvisazione e di attesa spasmodica. Questa tattica non è neutra: significa che la dirigenza gioca d’azzardo con il tempo, lasciando i tifosi in apnea e i tecnici a sperare che il mercato risolva problemi che andavano risolti mesi prima. La responsabilità ricade sulle scelte della proprietà e della dirigenza; quando il club preferisce aspettare accordi last minute invece di investire con anticipo, la squadra rischia di arrivare impreparata alle sfide decisive. E sì: quando parliamo di politica di spesa non possiamo evitare di nominare Re Aurelio I, la cui prudenza finanziaria è ormai tema centrale nelle discussioni della piazza.
La verità è semplice e amara: un’app migliora la percezione, ma non mette un centrocampista a centrocampo. Il Napoli vive una contraddizione che fa arrabbiare i tifosi popolari e quelli che contano i soldi alla fine del mese: si pompa comunicazione, brand e servizi digitali mentre la spesa sul mercato resta timida. Se la filosofia societaria è il risparmio programmato, che lo si dica chiaramente e si proponga un progetto credibile e trasparente: i sostenitori chiedono chiarezza, non megafoni nuovi. Se invece l’obiettivo è lottare fino in fondo per Scudetto e Champions, allora serve che la dirigenza cambi passo e smetta di trasformare il mercato in un reality show ad alto tasso di ansia. Chi ha la responsabilità di decidere — e chi firma i contratti — non può continuare a pensare che una buona app basti a tappare i buchi.