È difficile non applaudire quando una panchina ricava qualcosa di concreto dal vivaio: Allegri ha rimesso in campo giocatori che sembravano smarriti, ha trovato soluzioni tattiche migliori per quel giovane brasiliano di cui si è parlato sui giornali locali e ha restituito al gruppo un po’ di fiducia. Tuttonapoli racconta la rinascita sul piano tecnico e di posizione: fatti, non chiacchiere. E quando l’allenatore ripete, senza retorica, che “Dobbiamo essere pronti a crescere insieme, il futuro è nelle mani dei giovani”, non è un aforisma da vetrina ma l’indicazione pratica di chi sta provando a rimettere in circolo energie che la prima squadra non dava più per scontate.
Giovani come argine o come alibi?
Il settore giovanile del Napoli ha una storia: Insigne, Koulibaly, Hamsik sono nomi che non si inventano. Questo patrimonio vale e dovrebbe essere coltivato con strategie serie, non usato solo per tamponare bilanci o aspettative di breve periodo. Qui viene il punto dolente: la valorizzazione dei ragazzi è encomiabile sul campo, ma fuori dal campo la proprietà ha mostrato costantemente una riluttanza a mettere soldi reali sul tavolo. Re Aurelio I continua a essere più incline a mostrare conti in ordine che a spendere per alzare il livello della rosa. È legittimo scegliere uno sviluppo sostenibile; è meno tollerabile che quella scelta diventi una scusa per non inseguire ambizioni sportive che i tifosi, col biglietto in mano, si aspettano.
Questo è il nodo per chi ama il Napoli: i giovani possono dare slancio e risparmio, ma non bastano da soli a fronteggiare Juventus, Inter e Milan, pronte a sfruttare ogni minima incertezza. Se Allegri fa il miracolo tecnico, chi fa il miracolo economico? La domanda non è retorica: famiglie, abbonati e spettatori pagano per vedere una squadra competitiva, non solo per applaudirne la morale del risparmio creativo. Se il modello è sacrificare investimenti per mantenere profitti, i tifosi hanno tutto il diritto di chiedere conto a Re Aurelio I. E se invece c’è un progetto serio, allora sarebbe il momento di dimostrarlo con operazioni che non siano soltanto slogan sul vivaio ma investimenti concreti per completare la squadra.