La partita con il Celta è stata una cartina di tornasole: trenta minuti in cui il Napoli è sembrato vivo, poi il solito scollamento quando perde palla. Non è un capriccio tattico: è la fotografia di una squadra costruita per brillare in attacco ma fragile quando deve difendere senza palla. In mezzo a questo quadro, Alisson è diventato il simbolo di contraddizioni difficili da ignorare: un portiere di qualità costretto a sopperire a crepe sistemiche, con compiti che a tratti somigliano più al ruolo di terzino che a quello di ultimo baluardo.
La diagnosi di Antonio Gaito non è un lancio giornalistico a effetto, ma un punto di vista condivisibile:
“Bene per 30′, in non possesso Alisson soffre da terzino. E Vergara…”
Il problema non è soltanto singolo, è sistemico: la fase di non possesso espone il portiere e mette in luce scelte di assetto che non paiono coerenti con i profili a disposizione. Qui non si tratta di crocifiggere un giocatore in difficoltà, ma di chiedersi se l’allenatore e la fascia dirigenziale abbiano progettato una squadra che somigli davvero a ciò che serve per vincere sul campo, non solo vendere magliette.
Mercato in corso, responsabilità chiare
Il mercato è ancora aperto e le opzioni sono in fase di valutazione, non certo un problema già risolto. Gli infortuni complicano i piani, ma non cancellano la responsabilità principale: servono scelte nette. Noi siamo contro Re Aurelio I che non spende soldi quando serve — parola di redazione — e questa è una scelta politica e gestionale, non un’opinione neutra. Se la strategia è puntare su scelte minimaliste e sperare in miracoli, allora i tifosi hanno il diritto di sapere che tipo di stagione stanno comprando con i loro abbonamenti e biglietti.
La verità è che esistono soluzioni diverse: aggiustare il sistema di gioco per proteggere chi sta dietro, comprare un profilo che dia certezze nel possesso e nelle uscite, oppure cambiare priorità e accettare il ruolo di comprimari. Nessuna è perfetta, ma tutte richiedono coraggio e risorse. Il tempo per la retorica è scaduto: la partita con il Celta è conclusa, i problemi restano e il mercato è ancora in corso. Ai tifosi non bastano promesse vaghe e speranze di giornata fortunata: servono scelte chiare, investimenti mirati o almeno un piano che non assomigli a un copia-incolla di annunci retorici.
Resta una domanda scomoda: preferiamo una società che racconta progetti ambiziosi e non spende, oppure una che prende decisioni nette e accetta il giudizio del campo? Il resto sono scuse che i tifosi pagano con tempo, soldi e pazienza.