Nainggolan dal Belgio elogia SPALLETTI: “E’ l’allenatore che mi ha dato di più”

L’allenatore che gli ha dato di più è stato Spalletti. Parola di Radja Nainggolan.

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Il centrocampista belga da Anversa, la città dove è nato e dove è tornato a giocare da quest’anno parla del suo rapporto con Spalletti attuale tecnico del Napoli. E lo racconta in una intervista a La Repubblica: “Tra Spalletti e Totti sono neutrale. Totti non ha mai chiesto di giocare titolare, si sentiva preso in giro perché era il suo ultimo anno e giocava 5 minuti sul 2-0. Mi sentirei preso per il culo anche io. Ma non hanno mai litigato, o chissà cosa. Totti mi diceva che con lui aveva un rapporto splendido, si sentivano. Poi è finita, sì, ma il tecnico deve fare le sue scelte”.

Radja Nainggolan ne ha per tutti: “Tanti bevono di nascosto, io sono bersaglio dei moralisti. All’Inter sono partito male, con Conte nessun litigio ma non mi ha dato possibilità. Gli audio in cui dicevo che volevo tornare a Roma erano veri. Zaniolo è forte ma poi non fa la differenza”.

E poi spiega: “Se uno fa tardi, beve, fuma una sigaretta, ai miei occhi non fa cose sbagliate – dice parlando del suo stile di vita – Poi il Nainggolan in campo rendeva facile accettare tutto: non mi sono mai preoccupato di cosa diceva la gente, tanti invece si nascondono. Di me si sa tutto perché esco, mi vedi nei locali. C’è chi beve più di me ma lo fa a casa e non lo sa nessuno”.

Il moralismo gli è costato la nazionale: “Un po’ sì. Lì ci sono grandissimi giocatori ma la mentalità è completamente diversa. Poi spesso non conoscono bene la persona, si fidano di ciò che viene detto. Mi è mancato un Mondiale, ma dopo l’ultima esclusione ho detto basta”. Intanto il Belgio aspetta ancora un grande trofeo.

“Se non arriva in Qatar, secondo me non arriva più. Agli Europei l’Italia era meno forte sulla carta, ma poi il blocco squadra era molto più solido. E quella è la base del calcio”. La Roma, nonostante tanti giocatori di personalità “ha fatto il record di punti e non ha vinto nulla”. Lo scudetto dell’Inter “non lo calcolo. Per me vincere uno scudetto conta solo se lo vinci da protagonista”.

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A Milano è stato trattato male: “Appena arrivato dissi che ero felice ma che era più forte la delusione di essere andato via da Roma. E già non ero partito bene. Dopo il rigore sbagliato con la Lazio in Coppa Italia mi hanno iniziato a fischiare, mi sono venuti dubbi, è crollata la fiducia. Ho mandato un audio dicendo che volevo andar via. In un attimo lo avevano tutti. Dovevo saperlo, non sono stato molto intelligente, ma pazienza. Conte è un grandissimo allenatore, ma con lui non ho avuto possibilità”.

Mourinho a Roma “una grande persona, i suoi giocatori mi dicevano che sa conquistarti solo col parlare. E dice le cose dirette. A volte ha uscite che possono far male ai giocatori: alcuni li puoi massacrare se dici che non sono all’altezza. Con altri, come me, funziona”.

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