OSIMHEN si racconta: “L’infortunio? La faccia sembrava esplosa”

Sembrava che la faccia fosse esplosa completamente. Ho provato a toccare la guancia sinistra e non avevo più sensibilità“. Parole di Victor Osimhen, che ai microfoni di Repubblica ha parlato del suo brutto infortunio contro l’Inter ma anche del Napoli, della sua infanzia e del razzismo negli stadi italiani.

Ho avuto problemi anche a dormire la notte, quando giravo su quel lato faceva male – ha spiegato -. Poi ho recuperato le forze, ero trascinato dalla voglia di giocare e di migliorare. Non ho mai fatto calcoli, ho sempre cercato di rimettermi in piedi quanto prima possibile, senza piangermi addosso. Non avevo paura di farmi male“.

La mia infanzia a Lagos? La mia famiglia ha fatto tanti sacrifici – prosegue Victor -. Mio fratello ha rinunciato agli studi per mantenere me in scuola calcio, quindi devo sempre riconoscenza a lui e a tutti. Sentivo obblighi e responsabilità, ma non ho mai dubitato di potercela fare. Anche a Wolfsburg, dove giocavo su campi spesso ghiacciati. Tutto questo continua a sembrarmi un lusso“.

A proposito dell’infanzia difficile: basta – si sfoga -. L’ho detto già mille volte, sono stato povero ma ora sono qualcosa in più. Non voglio inchiodarmi ad un passato che non rinnego, voglio tenere conto di come sono andato avanti. Basta raccontare i calciatori africani come vittime, solo con storie triste. Siamo bravi calciatori, io voglio migliorarmi in attacco e in difesa ed aiutare la squadra“.

Mi piacerebbe vincere a Napoli, certo – aggiunge -. Sarebbe una soddisfazione strepitosa per la città condividere un viaggio di questo genere. Ma per lo Scudetto devo lavorare di più, essere meno individuale sul campo. Il campionato è molto competitivo, ogni domenica c’è una squadra che può batterti“.

Fuori dal campo? A volte mi criticano perché sono permaloso e perché rispondo a tono a tutti – insiste l’attaccante -. Ma io sono così: il calcio è il 97% della mia vita, se qualche volta sui social eccedo è solo perché cerco leggerezza. Sono un ragazzo di 23 anni, avrò pur diritto a non essere profondo“.

Il razzismo? Ho sentito gli insulti, vengono da gente che non merita di stare negli stadi – conclude -. Come dice Thuram, i primi ad uscire dal campo dovrebbero essere i giocatori bianchi. Ma nello stadio ci sono anche i tifosi che applaudono, che si scusano per gli altri. A loro dico grazie, perché non fanno prevalere l’indifferenza“.

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