lunedì, Aprile 15, 2024

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“Io non ho paura di dire le cose. Altre persone hanno difficoltà a uscire dalle loro zone di comfort. Dicono di essere prudenti, ma essere prudenti può portare alla codardia e a non difendere le cose che devi difendere”. Javier Tebas dice cose, sempre. Il presidente della Liga, intervistato dal Guardian torna ovviamente sulla Superlega (“il format della Superlega ha pochissime possibilità di essere accettato dai club: cioè nessuna”) e paragona il sistema a 64 squadre proposto da A22, a una proposta di piramide della Champions League delineata da Andrea Agnelli nel 2019. Un piano bocciato già all’epoca.

Il Guardian gli chiede del grande “nemico”, Florentino Perez. I due non si vedono da una cena di tre anni fa e Tebas ha rifiutato le proposte di un nuovo incontro: “Quando qualcuno vuole entrare in casa tua non raggiungi un accordo con la persona che vuole derubarla. L’obiettivo di Pérez è che i grandi club, quelli più ricchi e con maggiori risorse, possano gestire il calcio in Europa. E che gli altri sono solo vassalli, che dovrebbero essere contenti di qualunque cosa venga loro data. Le differenze fondamentali che ho con Florentino sono due modelli di calcio professionistico completamente opposti, in ambito nazionale così come in Europa. Non c’è alcun compromesso tra loro, sono bianco e nero e non c’è alcuna zona grigia”.

Tebas da tempo si scaglia contro i club sostenuti dagli Stati, più per le loro spese sfrenate che per la loro esistenza. Ma le cose stanno cambiando. “Se si guarda a questa finestra di mercato finora i club della Premier League hanno speso 38 milioni di euro. L’anno scorso in questo periodo furono spesi 800 milioni di euro e i club sostenuti dallo Stato rappresentarono una parte importante di tali operazioni”.

“Non credo che lo ripeteranno questa volta. C’è un certo raffreddamento nelle operazioni dei club sostenuti dallo Stato, che ha causato un effetto domino. Vedremo se continuerà così, ma dobbiamo essere vigili. Penso che sia una conseguenza del fatto che la Uefa e la Premier League hanno capito che il sistema dei club sostenuto dallo Stato, o qualsiasi club fortemente sostenuto e costantemente in perdita, non è un buon modello. L’integrità della competizione è a rischio”.

Tra i suoi progetti c’è anche la promessa di intraprendere un’azione legale che impedirebbe alla Fifa di portare avanti la Coppa del Mondo per club a 32 squadre: “È tra le mie priorità. Guardate la sentenza della Corte di giustizia europea. Si riferiva alla Superlega ma è del tutto applicabile alle decisioni prese dalla Fifa dove il processo non è corretto: dove ciò che approva è pregiudizievole per l’ecosistema del calcio. Questo è tutto quello che posso dire. Almeno ci proverò. E non solo noi, comunque. I giocatori hanno a cuore il loro benessere e questo tipo di competizioni porta soldi solo a una serie di club e comprime il calendario”.

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