In un momento in cui il dialogo e l’unità sembrano più necessari che mai, la figura del dimissionario premier Conte appare sempre più sfocata. Ci si interroga: come è possibile cercare di compattare un ambiente politico senza avere il coraggio di mettere in campo incontri pubblici e conferenze? La critica di Del Genio coglie nel segno, evidenziando come la mancanza di iniziative pubbliche possa minare il tentativo di creare una vera connessione con il popolo.
Anche se l’intento di Conte è chiaro, la reale efficacia delle sue parole è messa in dubbio dalla sua azione, o meglio, dalla sua inattività. In una fase così delicata per l’Italia, la percezione di assenteismo di un leader rischia di incrinare ulteriormente la fiducia oltre che la credibilità. Del Genio afferma che “non è sufficiente parlare di unità, bisogna dimostrarla”. E mentre Conte si ritrova nell’occhio del ciclone, la domanda che sorge spontanea è: quali sono i veri motivi alla base di questa inadeguatezza?
Il rischio è che, in un clima politico teso, questo indebolimento della leadership possa sfociare in un’ulteriore divisione, beneficiando solo coloro che sono pronti a sfruttare le incertezze per i propri scopi. I cittadini, affamati di rappresentanza e coinvolgimento, meritano di più. E in tutto questo, il ritorno di figure come Pochesci acquista un significato ulteriore: è una richiesta di freschezza, di rinnovamento e di una visione capace di rispondere ai problemi reali di chi vive questa realtà. La critica è legittima: Conte avrà il coraggio di rispondere alle sfide del momento, oppure sarà condannato a rimanere prigioniero di un immaginario di unità che non riesce a concretizzarsi?

