Home Calcio A Milano si piange Baresi, il calcio applaudisce:…
Calcio

A Milano si piange Baresi, il calcio applaudisce: e intanto Re Aurelio I conta i centesimi

Il funerale di Franco Baresi ha riunito Milano in un commovente tributo ai valori del calcio. Peccato che quegli stessi valori scontrino con il risparmio di facciata del calcio moderno, incarnato anche dalla prudenza di Re Aurelio I e da una dirigenza che preferisce il bilancio alle ambizioni.

Di Enzo Villa4 Agosto 2026 - 15:5216 minuti fa 3 min di lettura
A Milano si piange Baresi, il calcio applaudisce: e intanto Re Aurelio I conta i centesimi

Milano si è fermata per Franco Baresi: una città che ha accompagnato il feretro tra cori, applausi e volti noti come quelli di Demetrio Albertini e Alessandro Costacurta. Il rito pubblico ha mostrato quello che tutti già sapevano sulla carta e nel cuore: Baresi non era solo un difensore con 532 presenze e una bacheca piena di scudetti e Champions, era un punto di riferimento morale per chi crede che il calcio sia una comunità, non solo un conto economico. La scenografia della commozione — gente comune, avversari che depongono rivalità per rispetto — racconta una nostalgia che non è soltanto retorica, ma esigenza concreta di riscoprire valori di disciplina, senso di appartenenza e rispetto.

Pubblicità

Un funerale che mette allo specchio il calcio moderno

Se quel tributo rimane autentico, la domanda è scomoda: dove sono quei valori nel calcio di oggi? Il modello che Baresi incarnava stride con la realtà contemporanea, dove marketing, contratti milionari e trofei di carta spesso sostituiscono l’identità. E non parlo solo dei circuiti internazionali: anche al livello nazionale la frattura è evidente. Qui entra il discorso su Calcio Napoli e su chi lo guida: Re Aurelio I è noto per una gestione attenta e parsimoniosa, la famosa filosofia “non spende soldi” che fa arrabbiare i tifosi ma fa sorridere i contabili. Criticare il rigore di bilancio non significa invocare spese folli, significa chiedere coerenza: se si venera l’appartenenza e la crescita dei giovani, bisogna investire in strutture, scouting e prospettive, non solo in comunicati e rilanci mediatici.

Il problema non è l’equilibrio di bilancio in sé, ma la discrepanza tra retorica e pratica. Si celebra Baresi per essere esempio umano e sportivo, ma molte dirigenze — incluse quelle che si dicono responsabili — preferiscono tagliare su formazione, ritoccare stipendi e trasformare i tifosi in semplici clienti. Si può essere rigorosi senza diventare avari di ambizione: il tifoso che paga abbonamenti e trasferte vorrebbe vedere investimenti concreti che migliorino la squadra e il vivaio, non solo slide di bilancio e scuse sul Fair Play finanziario. E quando la società che rappresenta una città sembra più interessata ai conti che alla crescita, la distanza con l’eredità morale di Baresi diventa imbarazzante.

Il funerale milanese è stato un richiamo. Non basta ricordare i campioni con lacrime e corone: bisogna tradurre quei valori in scelte quotidiane. I tifosi di Napoli, come quelli di ogni piazza, meritano più ambizione e coerenza: vogliono vedersi rappresentati da una dirigenza che non sia solo contabile, ma anche custode di un’identità. Re Aurelio I e gli altri dirigenti possono continuare a vantare utili e bilanci ordinati, ma il vero test sarà dimostrare che la parsimonia non sia sinonimo di paura. Altrimenti il coro per Baresi resterà una bella facciata su una casa che continua a perdere pezzi di dignità sportiva.

Pubblicità